La foto di Gaetano Messineo risale al 1978, anno in cui partecipò a uno scavo archeologico con mio padre in Abruzzo, ad Arciprete, anno nel quale io non ero ancora nata. Gaetano era, come mio padre, un archeologo ma soprattutto un amico di famiglia che purtroppo è venuto a mancare prematuramente anni fa.

Ho avuto la possibilità di conoscerlo meglio durante una vacanza in Sicilia, sua regione di nascita, nella quale invitò, da persona curiosa e ospitale qual era, la mia famiglia e altri suoi amici, a passare alcune settimane insieme presso la sua casa di campagna.

Era il 1995 ed io, che avevo da poco terminato le scuole medie, decisi di invitare anche una mia cara amica d’infanzia, Loretta.

I ricordi che abbiamo di quella memorabile estate sono legati soprattutto alla casa di campagna, situata in una località non distante da Petralia Soprana, in provincia di Palermo. Gaetano, figlio di un barone, aveva ereditato questa villetta settecentesca immersa nell’arida vegetazione siciliana.

Per noi si trattava di un luogo magico e in un certo senso misterioso, avendo scoperto, nel salotto adiacente alla nostra camera, anche una piccola cappella domestica dove, in passato, la famiglia usava riunirsi per pregare.

Indimenticabili le visite continue dei tanti amici di Gaetano, in particolar modo un’esotica serata passata con un’amica egittologa, che io ricordo come il personaggio di un film d’avventura in stile Indiana Jones. Le giornate in compagnia di suo cugino, che mi fece scoprire un dolce che sogno ancora e di cui non dimenticherò mai il nome, “La Testa di Turco”. Le gite a Piazza Armerina, dove Loretta ed io scoprimmo, raffigurato nei mosaici, il primo bikini della storia; la domenica passata lungo le strade di una rovente e deserta Siracusa e la giornata di mare a Cefalù, dove ci innamorammo a prima vista del nipote quindicenne di Gaetano. Il tutto scandito dalla sua voce e dai suoi racconti sempre ironici e pungenti (ricordo che aveva un certo humor inglese).

Sicuramente i nostri ricordi sono stati romanzati dal tempo e dalla fantasia, ma dobbiamo a lui, una delle vacanze più avventurose e formative della nostra adolescenza.

Ester Grossi