Arturo nasce a Collobiano (VC) l’11 dicembre 1915 da una famiglia di panettieri. Si trasferiscono a Torino nel 1921 e Arturo frequenta la scuola elementare A. Manzoni. Dopo le elementari Arturo inizia a lavorare con suo padre.
A 18 anni frequenta il Primo Corso Premilitare, obbligatorio durante il fascismo e il 21 febbraio 1935 supera l’esame finale del secondo anno. Non partecipa alla guerra perché riformato a causa di una piorrea che gli fa perdere la maggior parte dei denti.
Il 25 agosto 1940 sposa Luigina Chiesa e il 25 gennaio del 1942 diventa papà di Lorenzo (mio marito).
Ad aprile del 1944 viene deportato in Germania come lavoratore coatto. Guida un camion a rimorchio, il lavoro inizia alle 5 del mattino e va avanti fino a tarda sera. Nelle sue lettere per Luigina scrive tante bugie: che sta bene, che mangia bene, che non si stanca… in questo modo non vengono censurate.
Si lamenta invece che non riceve posta come gli altri italiani, ma le lettere di Luigina vengono bloccate dalla censura perché lei continuava a dire che i tedeschi gli avevano portato via il marito e quindi erano cattivi.
Arturo ritorna a casa dopo circa un anno, magro, sporco, irriconoscibile dopo un viaggio allucinante.
Aveva sofferto il freddo, la fame, la fatica ma, soprattutto la lontananza dalla sua cara moglie e dal suo adorato Renzino.
Arturo riprende a fare il panettiere e il 2 ottobre 1950 diventa papà di una bellissima bimba che viene chiamata Maria Rosa (come le due nonne).
Ma nel 1968 a soli 56 anni, sua moglie Luigina lo lascia per “un brutto male”. Arturo non si riprenderà mai da questa perdita e passerà gli ultimi anni della sua vita nello struggente ricordo di colei che aveva amato tanto. Se ne andrà, invecchiato precocemente, a distanza di sette anni dalla sua Luigina, all’età di 66 anni.
Annamaria Gifuni
Leave a Reply