1940 – 2022
Umberto nasce a Bologna il giorno 11 aprile 1940, da madre romana e padre friulano; quando ha 3 anni, a causa della guerra, la famiglia si trasferisce a Pontebba, luogo di nascita del padre, dove resta fino al 1965. Umberto a 18 anni emigra però in Svizzera, per 8 anni, in quanto il Friuli non offriva possibilità di lavoro.
Ha frequentato le scuole in una regione bilingue, si stabilisce quindi nella Svizzera tedesca dove si guadagna da vivere lavorando come cameriere nei bar e nightclub club, elettricista, e conducente di mezzi spartineve; vive anni spensierati in un paese che ha da sempre etichettato gli italiani secondo gli stereotipi di “spaghetti e mandolino”, ma per lui è diverso: contrariamente a molti connazionali che diventano suoi amici e provengono dall’Italia del Sud, lui arriva dal Nord e parla perfettamente il tedesco; gli sarà più facile integrarsi; nonostante ciò il suo ricordo di quegli anni non è positivo.
A 22 anni incontra una ragazza del luogo che, dopo una breve frequentazione sposa, non senza venir pesantemente ostacolato dalla famiglia di lei; sposare un italiano è un affronto alla famiglia!
Trascorrono 4 anni di lavoro e di vita famigliare, e a metà del 1965 programmano di rientrare in Italia in quanto è in arrivo un bebè che nascerà in Italia a metà dell’anno successivo, a Bologna, dove la sua famiglia è rientrata, Daniele.
Umberto si ritrova così padre, con una famiglia da mantenere e una moglie che non parla la nostra lingua, alla ricerca di un lavoro in una città che lo ha visto nascere e che ha lasciato poco dopo. La sua profonda conoscenza della lingua tedesca e del mestiere di elettricista, lo porta a venir assunto nell’azienda dove lavorava suo zio, in quanto cercavano una persona con le sue caratteristiche.
L’azienda dove viene assunto sarà la sua “seconda casa” fino alla pensione, nel 2003; si tratta della Carpigiani di Anzola Emilia (Bologna), leader mondiale nella produzione di macchine per gelato.
Umberto girerà il mondo, diventando ispettore tecnico; porterà le sue conoscenze in Africa e nei Paesi di lingua tedesca, in quanto oltre al tedesco, parla fluentemente il francese; dato il suo spirito libero il continuo viaggiare è per lui fonte di arricchimento e si fa dei veri amici in giro per il mondo.
Nel 1983 alla Carpigiani vengo assunta io, Paola, ventenne ragioniera al mio primo lavoro. Lui è poco presente in azienda, sempre all’estero, e quando è in sede è persona schiva e di poche parole, anche se gentile e disponibile con tutti; per il suo aspetto fisico incute anche un po’ di soggezione (viene spesso scambiato per un turco – lineamenti marcati e pelle scura); i Rayban sono parte di lui, una seconda pelle, li toglie raramente.
Nel 1989 in estate effettuiamo alcune uscite fra colleghi, alle quali partecipa anche lui; ci conosciamo meglio e accade che ci rendiamo conto che qualcosa fra noi sta cambiando e non ci vediamo più solo come colleghi.
All’inizio respingiamo l’idea, ma la vita insegna a tutti che certi sentimenti non si possono reprimere e ci si trova di fronte, a volte, a scelte che cambiano la vita.
Umberto decide cosi di lasciare la moglie, con la quale negli anni i rapporti si erano deteriorati e il figlio, rimettendosi completamente in gioco, a 50 anni.
Insieme abbiamo lottato contro tutti, le rispettive famiglie, i colleghi ed i datori di lavoro, gli amici: ognuno tentava di dissuaderci da quella che definivano “un colpo di testa da parte sua” ed “un capriccio da parte mia”.
L’anno successivo alla nostra convivenza, scegliemmo di cercare un figlio e nel 1991 nacque Elena.
Abbiamo trascorso anni meravigliosi insieme, affrontato il quotidiano, in perfetta sintonia, cresciuto nostra figlia, effettuato viaggi meravigliosi, una passione che ci accomunava e che in lui non si era sopita, una volta andato in pensione. Adorava i gatti e ne adottammo due, Tigre e Silvestro; a ottobre 2021 Tigre morì dopo pochi giorni di agonia; lui pianse disperato per giorni. Nonostante la scorza apparentemente dura era un uomo sensibile.
Umberto ci aveva creduto alla seconda possibilità che a volte offre la vita, e aveva vinto. I sogni sono fatti per le persone coraggiose, per tutte le altre ci sono i cassetti.
Nel 2003 andò in pensione e fu un padre attento e presente oltre a essere un marito pieno di vita, di idee e di progetti che condividevamo sempre insieme: i 23 anni fra di noi non erano che anagrafe, eravamo come “Pane e burro”, come diceva Forrest Gump. La sua vita dinamica ne avevano fatto una persona di idee avanzate, tollerante con il prossimo.
Nel 2021 la vita ci mise duramente alla prova: arrivo’ la diagnosi di cancro, silente, per cui scoperto in fase avanzata senza possibilità di cura; gli restava poco da vivere, ma lottammo insieme una battaglia senza speranza di vittoria. Il Covid mi permise lo smart working per tutto il tempo che la vita gli lasciò, così gli restai sempre accanto.
A ottobre 2021 Elena, che nel frattempo si era sposata, rimase incinta. A luglio 2022 nascerà Alessandro, che lui non ha conosciuto.
La vita non li ha fatti incontrare ma le mani tozze e un po’ grandi, il modo di tenerle appoggiate sul tavolo, ricordano quelle del nonno che Alessandro, anche grazie a questo fantastico progetto, potrà tenere sempre con se’.
Umberto ha affrontato la vita con coraggio, a testa alta, ha commesso errori, ha sempre pagato di persona, nel bene e nel male, non si è mai lamentato per nulla, neppure nei momenti più duri della sua movimentata vita.
Era una persona coraggiosa che ha sfidato la malattia, con il suo carattere a volte sprezzante, come ha affrontato la vita, fino alla fine. Mi ha insegnato che nessuno può giudicare fatti e persone secondo criteri dettati da consuetudini e convenienze e che solo le azioni che si compiono possono dimostrare come davvero è una persona. Grazie a lui sono diventata una persona migliore.
Sono trascorsi quasi 3 anni da quel 8 febbraio 2022 quando si è spenta la mia luce, che mi ha profondamente amato, pienamente corrisposto, che ora immagino ad illuminare altri Cieli e vegliare su me ed Elena da un Paradiso che credo si sia meritato e dove sono certa ci ritroveremo un giorno, nuovamente felici ed insieme.
L’inserimento in “The Book of people” è un tributo a lui, per i suoi cari e un insegnamento di vita per chi leggerà queste righe.
Paola Gaddoni
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