24 Settembre 1929 – 5 Dicembre 2006
Il nomignolo con cui quando ero piccola chiamavo mio padre, alternandolo a babbonzolo, Corradino o Curaden per gli amici del bar poiché mio babbo era minuto, ma aveva una forza non comune, sapeva fare ogni cosa, dal muratore al corniciaio.
In questo ritratto, ispirato da una foto scattata dalla fotocamera automatica che si trovava nei luna park in quei banchetti dove bisognava centrare il bersaglio che puntualmente riusciva a fare poiché la sua grande passione era la caccia, unico hobby che lo convinceva a star via da casa per una settimana di seguito per andare con gli amici in Romania. Sì, perché non gli piaceva andare in ferie, io e mia mamma ogni estate stavamo al mare per un mese intero ma lui veniva a trovarci la domenica mattina alle 6 per poi tornarsene a casa alle 2 del pomeriggio.
Mangiava con un piede sotto la tavola e uno nel bar dove si cimentava in partite a briscola; era di una simpatia travolgente, era in grado di trasformare aneddoti tragici della seconda guerra mondiale che aveva vissuto da piccolo, in episodi esilaranti.
Nei momenti conviviali, a tavola, bersaglio delle sue prese in giro erano spesso mia mamma e sua mamma che viveva con noi, prive entrambe di senso dell’umorismo, ci permettevano di coalizzarci ed esplodere in risate che le indisponevano ancora di più.
Lavoratore instancabile, sempre disponibile con tutti, tant’è che i suoi amici ci riempivano di frutti dei loro orti in ogni periodo dell’anno.
Era pure un oratore instancabile, a tavola o quando ci trovavamo in auto partiva con le sue lezioni di vita su come ci si deve comportare sul lavoro, con gli amici, su come gestire le cose che avrebbe lasciato dopo la sua morte.
Ne ha lasciate tante di cose materiali dopo la sua morte, ma il vuoto lasciato della sua presenza che mi dava la sicurezza che a qualsiasi problema c’è una soluzione e che lui con il suo sostegno ed il suo agire l’avrebbe sempre trovata, è incommensurabile.
Queste poche righe non sono nemmeno lontanamente vicine a descrivere la personalità e l’influenza che ha avuto mio babbo sulla mia vita, ma questa foto bellissima seppur scattata da una macchina fotografica automatica, riassume l’essenza del carattere giocoso da una parte, estremamente pratico ed efficiente dall’altra del mio babbino che mi manca da morire, come il primo giorno che se ne è andato.
Anna Rosa Callegari
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