Maria Falconetti, nata in provincia di Caserta nel 1915. Mia nonna. Nel suo paese natio nota soprattutto per la sua bellezza ed eleganza. Ma non è per questo che desidero ricordarla, io voglio ricordarla soprattutto per il suo coraggio. Si. Il suo coraggio. Perché nel 1943, dopo la firma dell’armistizio da parte dell’Italia, allorquando i militari tedeschi, aiutati dai collaborazionisti fascisti, davano la caccia ai soldati italiani allo sbando, per deportarli nei campi di concentramento in Germania, era lei che provvedeva alla sopravvivenza di mio nonno, suo marito, e di altri giovani del paese, tutti nascosti in una grotta per non essere acciuffati dai nazisti. Nella grotta mancava l’aria tanto che per controllarne l’assenza, i rifugiati tenevano sempre un cero acceso il cui spegnimento ovviamente avrebbe significato la mancanza di ossigeno. Mia nonna aveva quindi il compito di spostare periodicamente il grosso macigno che celava l’entrata del rifugio per permettere ai ricercati di respirare. Macigno che, si badi bene, era ben occultato e che poteva essere spostato solo dall’esterno. Ovviamente portava loro anche cibo, acqua, coperte eccetera, insomma tutto il necessario per aiutarli a sopravvivere. Stando sempre ben attenta a non essere inseguita o scorta dai soldati tedeschi che pattugliavano il territorio. Rischiando la sua stessa vita e quella della bambina di pochi anni che stringeva tra le braccia. Mia madre, nata nel 1940.
Dimenticavo: mia nonna faceva tutto questo quotidianamente nonostante fosse incinta di mio zio che nacque qualche mese dopo…. Ma questa è un’altra storia.
Angela Caporaso
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